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di Edio Costaniti

Troppo facile scaricarecalciatoriil fallimento di un sistema sportivo
RIFONDARE IL CALCIO E` UNA SFIDA ETICA

Fuoco e fiamme nel mondo del calcio professionistico. Lo sciopero dei calciatori di Serie A si farà. Come tutti sanno, il nodo della discordia è rappresentato dal nuovo contratto collettivo di categoria che sta contribuendo a far raschiare il fondo del barile ad un “sistema calcio” moribondo, fortemente indebitato, pieno di scandali e che non smette di far vedere il peggio di sé.
Il presidente del Coni, Gianni
Petrucci, ha bollato la decisione come: “Un atto intimidatorio, prepotente e arrogante”. Non condivido queste parole e fanno bene i calciatori a battere i pugni. Qui non si tratta di chiedere più soldi in busta paga. Di soldi non ce ne sono e bisogna farsene una ragione. Si tratta di difendere i diritti degli atleti. C’è un attacco selvaggio da parte dei Club e della Lega al concetto stesso di lavoro e ai suoi principi basilari. E come tutti i lavoratori italiani chiedono di non perdere i loro diritti. Lo fanno gli operai della Fiat e lo fanno i calciatori della Lega Calcio.
Alcuni calciatori saranno pure dei milionari ma restano sempre persone. Non possono essere spostati come pacchi postali in base alla convenienza dei presidenti che sono per altro più ricchi di loro.
Inoltre, il contratto dei calciatori non riguarda solamente quella decina di campioni milionari, ma la stragrande massa di calciatori che guadagnano il minimo, 1.100 euro al mese quando giocano. Gente precaria, che in molti casi deve far fronte al fallimento della loro società sportiva.
Credo che Lega e club abbiano pochi diritti di fare la morale a chiunque, calciatori compresi. Il pallone piange l’arroganza dei suoi dirigenti, imprigionati nella loro autoreferenzialità e nei loro egoismi. E il sistema non funziona più.
Le società di calcio hanno fatto per anni la corsa al
campione, generando un’impennata degli ingaggi imputabile esclusivamente a se stesse e illudendo migliaia di giovani giocatori con la promessa dei facili guadagni. Troppo facile ora, decidere di punto in bianco, di mettere mano a piacimento al riordino di un sistema cronicizzato dall’usura del tempo e, tra l’altro, senza un criterio preciso.
Abbiamo gli stadi più obsoleti d’Europa con tanti club sull’orlo del fallimento che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno sperperato denaro, strapagando i calciatori, falsificando i bilanci e nessuno ha fatto niente per sorvegliare ed evitare che cose del genere potessero accadere.
Prendersela con i calciatori è facile, specie quando le cose non vanno come si vorrebbe.ilespiatorio ideale, se poi non hanno dei comportamenti esemplari, vengono ancora piùMa le colpe non sono solo dei calciatori.
I presidenti, ancora una volta pensano di spadroneggiare e vogliono ridisegnare il calcio italiano a loro beneficio. Vogliono una superlega che non ridistribuisca i profitti alle serie minori. Vogliono poter sbattere un giocatore in tribuna oppure venderlo senza nemmeno consultarlo. Questo non migliora certamente il sistema, anzi si tratta più che altro di una restaurazione.
Finora ogni tentativo di innovare e migliorare il sistema calcio è finito nel fallimento: nemmeno la politica, ed è tutto dire, è riuscita a riordinarlo. Ha saputo alzare barricate appoggiandosi talvolta alla destra contro la sinistra e viceversa, secondo gli equilibri del momento.
Occorrono processi di modernizzazione, metodi e idee differenti da ciò che è stato fatto finora, occorre che il calcio italiano sia pensato e gestito realmente come patrimonio di tutti i cittadini, e non di pochi privilegiati. Questo è il passaggio cruciale in cui è giunto il calcio italiano.
Per uscirne con dignità e consapevolezza culturale urge un soprassalto di coscienza che vinca l’egoismo e l’indifferentismo etico. Solo una
“buona coscienza” ha la forza morale di far fronte al male, al disagio, alla guerra di tutti contro tutti. Urge ancora una sensibilità etica condivisa che sappia imporre un tempo di riflessione pacata, una tavola comparata di valori e di interessi.
Di fatto, se il sistema calcio appare inquinato, non affiora altra soluzione proponibile che un’audace e coraggiosa ripresa etica, capace di attingere e far emergere le ragioni fondative e condivise del calcio, vigilando che nessuno se ne appropri come
“cosa nostra”, rinsaldando i nessi tra cultura popolare e istituzioni di governo del calcio.
A questo punto sembra doveroso riaprire una rinnovata stagione di solidarietà che ponga al centro l’atleta in quanto soggetto primario del fenomeno sportivo e vera vittima da riscattare.
Il reale rinnovamento consiste nell’identificazione di un modello di impresa calcistica che restituisca dignità al calcio in quanto sport, ridisegni il rapporto tra club e risorse finanziarie, elabori un equilibrato quadro giuridico tra soggetti istituzionali interni ed esterni al calcio con l’alta regia del Coni.
E’ una ‘sfida storica’ tale che, se è persa o se vinta, può far morire o dare nuovo slancio al calcio non solo in Italia ma in Europa. Non è un passo da poco.


Edio Costantini

Fonte: PiuVoce.net del 2 dicembre 2010

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