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Organi associativi
Presidente Regionale
Daniele Tassi
d.tassi@aesinet.it
TOUR DELLE REGIONALI
31 GENNAIO 2008 - SAN SEVERINO MARCHE (MC)
Voglio partire raccontandovi una cosa che mi riguarda. Sono alcuni giorni che nel pensare a questo appuntamento in me si è manifestata una grande gioia. All'inizio non capivo il perché di questo sentimento, poi andando a scavare, comprendere e capire quello che animava questa reazione, ho capito che tutto girava intorno ad una parola: "INCONTRO".
Noi Cristiani siamo nati da un "INCONTRO". Che è stato l'incontro più bello, profondo e carico di senso di tutta la storia dell'umanità!
Sono proprio gli incontri che hanno il potere di cambiare la nostra vita! Ed ogni volta che incontri qualcuno torni a casa con qualcosa di nuovo, arricchente e stimolante nella tua borsa degli allenamenti. Questa cosa mi ha sempre dato una profonda gioia che anche oggi provo ed ho voluto condividere con voi.
Ringrazio, a nome di tutti, il Presidente Nazionale e la Presidenza Nazionale per questa opportunità di confronto e condivisione. Ringrazio tutti i Presidenti ed i presenti per aver aderito a questo appuntamento con slancio ed attenzione, togliendo tempo anche agli impegni personali e alle vostre famiglie.
Ringrazio Katia ed il Comitato di Macerata per l'amicizia e l'attenzione che hanno messo nel rendere possibile questo nostro incontro.
Ho deciso di fare un breve intervento evitando di parlare del CSI Marche, in termini di numeri e attività, perché le Marche sono i loro Comitati ed i Presidenti provinciali sapranno rappresentarle nella loro parte più vera. Voglio focalizzare il mio intervento su una questione di senso.
Penso che non sia sfuggito a nessuno che stiamo vivendo un periodo storico e sociale fortemente complesso e carico di nuove tensioni collettive. A farla da padroni sono l'individualismo, il mercato, l'immagine, la logica dell'avere e dell'accumulare a scapito di altri. Anche le relazioni si stanno spostando sul terreno dell'usa e getta.
In questo scenario la questione dell'educazione sembra sfuggire da ogni tentativo di trovare una soluzione. Ogni sforzo fatto rischia di restare marginale o correre dietro alle logiche dell'intervento spot fine a se stesso.
Benedetto XVI il 5 maggio 2008, in occasione dei festeggiamenti dei 140 anni dell'Azione Cattolica ha detto: "In una Chiesa missionaria posta dinanzi a un' emergenza educativa come quella che si riscontra oggi in Italia, voi che la amate e la servite sappiate essere annunciatori instancabili ed educatori preparati e generosi; in una Chiesa chiamata a prove anche molto esigenti di fedeltà e tentata di adattamento, siate testimoni coraggiosi e profeti di radicalità evangelica; in una Chiesa che quotidianamente si confronta con la mentalità relativistica, edonistica e consumistica, sappiate allargare gli spazi della razionalità nel segno di una fede amica dell' intelligenza"
Questo sollecito richiamo alla nostra responsabilità di educatori non l'ha rivolto solo all'Azione Cattolica, ma a tutte le associazioni cattoliche e a tutti i laici impegnati nella ricerca del bene per le giovani generazioni.
In questo richiamo il CSI si deve sentire fortemente tirato in causa. Noi nasciamo dall'Azione Cattolica, in quelle radici, in quei valori e storia ci riconosciamo, pur essendo diversi, con un carisma specifico e proprio. La nostra missione educativa ha senso per noi solamente in una piena comunione con la Chiesa, perché nel nostro essere presenti nella società civile, nel territorio, nelle problematiche della quotidiana emergenza, la nostra risposta ed il nostro impegno può nascere e generarsi solo a partire dal nostro credo, dai nostri valori dalla nostra storia.
Una storia che parla di una vocazione educativa attraverso lo sport e non di uno sport che è sensibile alle esigenze dell'uomo. Non dobbiamo mai dimenticare il punto di partenza, l'origine della nostra missione, che è l'uomo, la sua felicità, la sua libertà, la sua maturazione e crescita. Lo sport, come strumento pedagogico ed educativo, ha ancora potenzialità inespresse che la nostra associazione ha il dovere di esplorare e valorizzare.
Ma lo sport è uno strumento e come tutti gli strumenti è neutro. Il valore positivo o negativo lo acquisisce nella sua declinazione, nei contenuti, nella sua applicazione e nell'utilizzo che se ne fa. Per questo, per non sviare da un cammino che oggi va solo rinnovato nella continuità, occorre essere saldi rispetto a quello che è il nostro progetto sportivo culturale. Dobbiamo tenere alta l'attenzione. Ricordarci quella canzone che diceva: "Sentinella, quanto manca della notte?". Approfondire ancora di più questo strumento che contiene gli autentici elementi della nostra identità associativa. Lo statuto, il patto associativo, la nota pastorale "Sport e vita cristiana", il progetto sportivo culturale, debbono essere gli elementi della nostra identità associativa, che ci distingue da tutti gli altri e ci rende unici.
Perché oggi c'è anche un problema d'identità. Bauman, sociologo polacco, parla di identità liquide, in divenire, in continua ridefinizione, non nel senso che non esiste più un'identità e che tutto è relativo, ma che la nostra identità di partenza deve continuamente confrontarsi con gli stimoli della vita quotidiana e trovare il modo di assorbire, mediando, il nuovo che ci circonda. Sempre saldi in ciò che è la nostra storia, il nostro essere, il nostro cammino.
Tornando alla questione dell'emergenza educativa, "Oggi manca una percezione lucida e precisa del valore della cura delle nuove generazioni, come pure della cura permanente per il cammino di umanizzazione di chiunque.", come dice Roberto Macini, prof. di Filosofia teoretica all'università di Macerata, in un suo recente libro "La buona reciprocità. Famiglia, educazione e scuole".
L'educazione non può essere un fatto settoriale. Relegata alla famiglia, la scuola, la parrocchia. L'educazione oggi dev' essere percepita come una più profonda esigenza di bene comune. La società civile si deve sentire impegnata in questa opera educativa al pari, e direi di più, dell'impegno che mettere per produrre il benessere materiale.
E' il benessere spirituale che oggi ci viene a mancare. Sono le relazioni significative e di senso che mancano. E' la disponibilità di ognuno a educarsi/co-educarsi alla ricerca delle felicità, della libertà di una visione più giusta ed equa della società.
Voi direte: "Ma tutto questo cosa c'entra con il CSI?
Noi ci dobbiamo occupare di far fare lo sport!
Dobbiamo pensare a rendere carini i contenitori e la proposta sportiva.
Questi discorsi lasciamoli ad altri, a gente che ci capisce.
Ci fanno solo perdere tempo e non arriviamo da nessuna parte. "
Penso che oggi per parlare di politica sportiva, di associazionismo, di educazione lo si possa fare solo avendo la consapevolezza che viviamo in questo mondo, con le sue contraddizioni, criticità, emergenze, alle quali dobbiamo dare una risposta. Non possiamo chiuderci in casa nostra. Pensare a quanto siamo bravi nel fare quello che facciamo, mentre veniamo quotidianamente interrogati dal mondo circostante.
Forse occorre ripensare al ruolo della nostra associazione nella società civile. Confrontarsi con le istituzioni per capire cosa il CSI può fare per un territorio e non lasciarci tentare sempre e solo dalla logica dell'ottenere, del tornaconto e del risultato. Forse nel nostro servizio occorre riscoprire e valorizzare il concetto di gratuità della nostra missione. "Un donarsi che si attua sì nello spirito disinteressato del "per nulla in cambio", ma "non per nulla"" (prof. Roberto Macini). Ossia, gratuità in cambio di obiettivi condivisi con le istituzioni, con la società civile, con le nostre società sportive, chiamate anche'esse a seguire il nostro impegno. La gratuità del nostro impegno può anche coniugarsi con la presenza di persone (pagate, stipendiate, professionisti) che favoriscano e promuovano la gratuità della nostra associazione.
Sempre Mancini dice: "Non per niente quanti hanno riflettuto sul valore dell'educazione concordano nel ritenere che essa non riguardi solo l'infanzia, l'adolescenza, la giovinezza, poiché invece abbraccia tutto intero l'arco dell'esistenza nelle sue differenti stagioni."
Allora oggi il nostro impegno educativo non può essere rivolto solo ai giovani in una dimensione unilaterale della relazione educativa. Occorre pensare a percorsi integrati dal punto di vista educativo, nei quali si tessano le così dette reti relazionali (famiglia, scuola, parrocchia, giovani, singole persone, società civile), allo scopo di educarsi a vicenda.
Strategico nei prossimi anni sarà l'impegno e lo sforzo che la nostra associazione metterà sul versante delle attività oratoriali. Visto quanto ho detto, l'oratorio potrebbe essere un luogo privilegiato per sperimentare e tessere le reti relazionali. Un luogo nel quale prevalga una duplice centralità simbiotica, il ragazzo e la famiglia.
Dove la parrocchia, con tutte le ricchezze, si impegni a lavorare in una logica di pastorale integrata.
Allora l'emergenza educativa si risolve partendo da alcuni concetti:
- Tessere relazioni e reti di senso
- Reciprocità nella relazione educativa
- Progettare interventi di comunità aperta
- Agire politicamente per ribadire che l'educazione è un bene comune
Breve inciso su:
- Rapporti con la Chiesa locale
- Rapporti con Regione Marche
- Il Coni
- L'associazione
- La formazione ed attività sportiva
- Alcuni appuntamenti
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